Cecilia Andorno

Dipartimento di Linguistica Teorica e Applicata - Università di Pavia

9. acquisizione, apprendimento e didattica del parlato

Interazione nativo / non nativo in italiano L2: strumenti per la pianificazione dialogica.

Lo studio del comportamento linguistico dei parlanti di seconde lingue è stato oggetto tanto della linguistica acquisizionale quanto dell’analisi della conversazione, ma le due prospettive non hanno avuto sistematici punti di contatto. In prospettiva acquisizionale, anche là dove lo studio ha riguardato l’acquisizione in contesto naturale, quindi prevalentemente dipendente dall’esposizione al parlato conversazionale, e ha avuto come fonte di dati osservativi il parlato conversazionale, l’evoluzione del comportamento interazionale è stato raramente l’oggetto di studio (pensiamo qui innanzitutto agli studi legati ai progetti ESF “The structure of learner variety” e “The dynamics of learner variety” (per rfierimenti cfr. Perdue (ed.) 2003, Hendricks (ed.) 2005)). Altre prospettive si occupano del ruolo dell’interazione nell’acquisizione, ma anche in questo caso l’interesse non va al comportamento interazionale di per sé, ma ci si interroga piuttosto sulle ripercussioni che determinati comportamenti interazionali possono avere sull’acquisizione (il riferimento principale è alle prospettive di Long 1996, Pica 1996, Gass 1997). D’altronde, l’analisi della conversazione si è raramente occupata dell’interazione in seconde lingue in prospettiva evolutiva, centrando l’attenzione piuttosto sullo status di nativo e non nativo come interagenti e interrogandosi sull’effetto che questi ruoli hanno nel determinare il comportamento interazionale degli interlocutori (cfr. per una rassegna di taglio più impostato secondo le metodologie dell’analisi della conversazione Gardner – Wagner (eds.) 2004, e, con una attenzione prevalente alla costuituzione del sé nel dialogo nativo-non nativo, Orletti 2000). Il presente contributo, ponendosi in una prospettiva acquisizionale, intende interrogarsi su che cosa lo sviluppo della competenza linguistica in L2 significhi in termini di sviluppo della capacità di interazione, intesa come capacità di costruzione di un testo dialogico. In particolare, si intende indagare il ruolo dei segnali discorsivi nella strutturazione dei turni e della turnazione nel parlato di un apprendente di italiano L2 che manifesta un percorso di sviluppo da un livello di competenza linguistica iniziale ad uno intermedio. L’uso delle particelle discorsive è stato già oggetto di alcuni studi di taglio acquisizionale. Alcuni si sono dedicati all’acquisizione di specifici connettivi e segnali discorsivi: Andorno 2000 si è occupata dei focalizzatori, mettendo in evidenza, in apprendenti iniziali di italiano L2, un percorso evolutivo da connettivi di frase a focalizzatori agenti sulla struttura informativa; Ferraris 1999 e 2001 a proposito di alcuni connettivi in apprendenti di livello medio di italiano L2 mette in luce la precedenza nell’uso come connettivi semantici rispetto all’uso come connettivi pragmatici; Rost-Roth (Rost-Roth 1999) osserva il ritardato o mancato sviluppo anche in apprendenti avanzati di tedesco L2 del sistema delle particelle modali in tedesco. Questi studi si occupano quindi di specifiche classi di connettivi senza correlarli con lo sviluppo complessivo della struttura del dialogo. Più intrecciato a prospettive interazionali è lo studio di Bardel 2003, che mette in luce, in apprendenti di livello avanzato di italiano L2, la prevalenza d’uso di segnali “dalla parte del parlante”, in prevalenza con funzione metatestuale (la classificazione è di Bazzanella 1995) rispetto ai segnali “dalla parte dell’ascoltatore”; nemmeno questo studio indaga però le ricorrenze dei segnali discorsivi censiti con lo scopo di vedere come essi strutturino effettivamente il turno e il testo dialogico. Il presente studio si muove sullo sfondo delle ricerche del cosiddetto “progetto di Pavia” (Giacalone Ramat (a cura di) 2003), cercando di illustrare come l’espansione del repertorio dei segnali discorsivi, ma anche l’espansione d’uso del singolo segnale, possono confermare alcune intuizioni riguardanti un percorso di acquisizione “dalla pragmatica alla sintassi” già accertato almeno per l’acquisizione di categorie concettuali come la temporalità, la modalità, il riferimento personale. Manifestazione di un percorso di questo tipo, a livello testuale e specialmente dialogico, sarebbe l’elevata dipendenza dal nativo e dal contesto situazionale tipico delle prime fasi dell’apprendimento, cui si sostituisce una progressiva capacità di costruzione del discorso in modo autonomo. Evidentemente, i segnali discorsivi di per sé non possono dare indicazioni esaustive sullo sviluppo della competenza interazionale: nel percorso di acquisizione di qualsiasi funzione, una strategia di espressione di tipo lessicale quale è il ricorso a segnali discorsivi non è il primo né l’unico passo, potendo la stessa funzione essere realizzata attraverso mezzi espressivi diversi (mosse comunicative specifiche, intonazione, morfosintassi): si pensi alle diverse modalità con le quali si può segnalare, ad esempio, una mancata comprensione, un’accettazione o un rifiuto, ma anche nessi logici come una causa, una giustificazione. Questo contributo intende quindi piuttosto aprire una prima prospettiva in un campo ancora largamente inesplorato. Il corpus, tratto dal corpus di italiano L2 del progetto di Pavia (cfr. http://lettere.unipv.it/linguistica), consta di interviste semiguidate in italiano che un nativo ricercatore conduce con un non nativo, giovane immigrato di origine eritrea e madrelingua tigrina (con conoscenza dell’inglese), la cui interlingua è caratterizzata, nei tot mesi di osservazione, da un rapido sviluppo.

Riferimenti bibliografici

Andorno, C., 2000, Focalizzatori fra connessione e messa a fuoco, Milano, Angeli.

Bardel, C. 2003, I segnali discorsivi nell’acquisizione dell’italiano L2, in C. Crocco, R. Savy, F. Cutugno, API DVD

Ellis, R. 1999, Learning a second language through interaction, Amsterdam, Benjamins.

Ferraris, S. 1999, I connettivi causali nelle varietà di apprendimento di italiano L1 e L2, in “Studi Italiani di Linguistica Teorica e Applicata”, XXVI-3, pp.577-587.

Ferraris, S. 2003, Come usano MA gli apprendenti di italiano L1 e L2?, Atti del 3° congresso di studi AItLA, Perugia, Guerra, pp.73-92.

Gass, S.M. 1997, Input, Interaction, and the Second Language Learner, Mahwah, Erlbaum. Gardner, R., Wagner, J. (eds.) 2004, Second Language Conversations, London – New York, Continuum.

Hendricks, H. (ed.) 2005, The Structure of Learner Varieties, Berlin, Mouton de Gruyter.

Giacalone Ramat, A. (ed.) 2003, Verso l’italiano, Roma, Carocci.

Long, M. 1996, The Role of the Linguistic Environment in Second Language Acquisition, in W. Ritchie, T. Bhatia (eds.), Handbook of Second Language Acquisition, San Diego, Academic Press.

Orletti, F. 2000, La conversazione diseguale, Roma, Carocci.

Perdue, C. (ed.) 1993, Second Language Acquisition by Adult Immigrants, Cambridge, Cambridge University Press.

Pica, T. 1996, Second Language Learning through Interaction: Multiple Perspectives, “Working Papers in Educational Linguistics” 12, pp.1-22.

Rost-Roth, M. 1999, Der Erwerb der Modalpartikeln, in N. Dittmar, A. Giacalone Ramat (eds.), Grammatica e discorso. Studi sull’acquisizione dell’italiano e del tedesco, Berlin, Stauffenburg.