Marina
Pucciarelli
Università
degli Studi di Macerata, Dipartimento di Ricerca Linguistica Letteraria e
Filologica - Macerata
1.
comunicazione parlata e fonetica
Fenomeni di armonia vocalica nel dialetto maceratese
La metafonia, che
rientra tra i fenomeni di armonia vocalica, sarà l’oggetto principale di questo
studio sincronico empirico incentrato sul dialetto maceratese,
così come viene rappresentato nel Glossario dei dialetti di Macerata e Petriolo di Giovanni Ginobili
(13.100 lemmi). Il punto di partenza della nostra ricerca è stato uno studio di
Flavio Parrino (1), il quale individua quattro
contesti metafonizzanti: a) contesto “a/t”: azione di
i/u atone su e/o (2) toniche b) contesto “t/a”: azione di i/u toniche su e/o
atone c) contesto “s/a”: azione di i/u semiatone su e/o atone d) contesto
“a/s”: azione di i/u atone su e/o semiatone, a cui aggiunge anche la cosiddetta
metafonia “a catena”. Sono stati, quindi, presi in considerazione i lemmi che
mostrano le caratteristiche necessarie per il verificarsi della metafonia.
Tuttavia, questa non si realizza sistematicamente, quindi i lemmi, e le
relative sillabe metafonizzabili, sono stati
analizzati alla luce del verificarsi, o meno, della metafonia sulla base delle
seguenti variabili: contesto metafonizzante, vocale metafonizzabile, vocale metafonizzante
e tipo di parola (parossitona, ossitona e
proparossitona). I risultati di questa indagine quantitativa hanno sottolineato
il diverso comportamento delle parossitone ed
ossitone rispetto alle proparossitone. Infatti, queste ultime mostrano
frequentemente armonia vocalica totale volta a mettere in rilievo le
informazioni di genere e di numero sia per il maschile che per il femminile e
il neutro. Ne consegue che ca. il 90% delle proparossitone mostra identità della
vocale della penultima sillaba con la vocale dell’ultima sillaba.
Contrariamente alla trattazione tradizionale della metafonia, il contesto metafonizzante “a/t” delle parossitone
registra la percentuale più bassa di realizzazione della metafonia (ca. 70%),
mentre il contesto “t/a” presenta mediamente la più elevata incidenza di metafonizzazione (ca. 90%). Si dimostrerà, inoltre, che le
vocali metafonizzabili non si comportano tutte alla
stessa maniera: o presenta complessivamente la percentuale più elevata di
passaggio ad u (ca. 95%), seguita da e che passa ad i (ca. 75%), da è che passa
ad e (ca. 60%), ed infine ò che passa ad o (ca. 47% ), che, quindi, risulta
essere la vocale più resistente all’azione della metafonia. L’indagine condotta
ha, inoltre, disatteso gli esiti tradizionalmente presumibili dal rapporto tra
metafonia e neutro, quest’ultimo marcato nel maceratese dalla terminazione -o.
Anche le forme neutre, infatti, mostrano l’azione della metafonia, in
particolare negli aggettivi, dove ca. il 94% presenta vocale metafonizzata in penultima sillaba. Sempre nel contesto
“a/t” dei sostantivi neutri piani si registra una realizzazione della metafonia
di ca. il 59%. Simili dati deporrebbero, quindi, a favore della tesi del c.d.
neo-neutro.
(1) Flavio Parrino: “La metafonesi nel
dialetto maceratese-fermano” (1956), in Sul parlare maceratese. Un affresco dialettologico
(a cura di Carlo Babini e Agostino Regnicoli) 1996, pp. 161-180.
(2) In questo elenco
“e/o” rappresentano sia il timbro aperto che quello chiuso.